Robert Doisneau – Il bacio all’Hotel de Ville (marzo 1950)

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2,5 milioni di cartoline, mezzo milione di poster. Ecco i numeri riguardanti l’utilizzo di questa celebre fotografia scattata da Doisneau a marzo del ’50. Simbolo dell’amore passionale e della spensieratezza del dopoguerra, ma anche del romanticismo caratteristico di Parigi. Un ragazzo stringe a se la fidanzata, all’angolo tra Rue de Renard e Rue de Rivoli. La sciarpa chiara del giovane, morbidamente sistemata nel doppiopetto del cappotto, dà all’immagine un’aria bohémien, e il movimento della folla intorno ai soggetti contribuisce a proiettare l’osservatore all’interno del contesto e fissa ancor più l’attenzione sul gesto d’affetto.Solo l’uomo in primissimo piano sulla sinistra sembra scorgere il bacio dei due giovani, oltre, ovviamente, al fotografo con la sua Rolleiflex, seduto nella seconda fila dei tavolini del cafè de l’Hotel de Ville. Apparentemente l’immagine sembra rubata, dato l’inquadratura di quinta.Per di più sappiamo che Doisneau, dopo aver lavorato come fotografo pubblicitario presso la Renault, ed essere stato licenziato nel ’39 per i troppo frequenti ritardi, si era concentrato nel ritrarre le periferie della capitale francese, impossessandosi “dei tesori che i suoi contemporanei trasmettono inconsciamente”, come affermerà egli stesso. Nel nostro immaginario le sue fotografie rappresentano la Parigi vera, quelle dei bambini che giocano, dei clochard, delle prostitute, dei lavoratori occasionali e riconosciamo in Doisneau un fotografo umanista intento a cogliere l’attimo nel trambusto della metropoli.Ma la foto in questione non è figlia del caso: il fotografo, avendo ricevuto un commissionato dal rotocalco Life dal tema “innamorati che si baciano a Parigi”, aveva assoldato una giovane attrice che era arrivata sul set con il suo fidanzato. In un’epoca in cui scambiarsi effusioni in pubblico era tutt’altro che usuale, questa era una soluzione logica per evitare di incorrere in denunce, ma non bastò a salvaguardare Doisneau da azioni legali contro la sua persona.Nel 1988, infatti, Denise e Jean-Louis Laverne, sostenendo di essere i soggetti della fotografia, chiesero i diritti sull’immagine per un valore di 80.000 € odierni. Messo alle strette, il fotografo al processo fu costretto a rivelare la messa in scena, facendo appello ai due modelli che realmente presero parte al servizio: Jacques Cantaud e Françoise Bornet. Ma anche quest’ultima chiese 100.000 franchi di risarcimento, portando come testimonianza la fotografia autografata che Doisneau stesso le aveva regalato. Anche questa richiesta venne respinta, ma la modella riuscì comunque a guadagnare 155.000 € dalla vendita della stampa nell’aprile del 2005.
 


 Questa storia buttò, però, una cattiva luce sull’operato di Doisneau: quante delle sue fotografie sono messinscene? Il fotografo stesso rispose: “Tutti i miei innamorati del 1950”, sostenendo però, a sua discolpa, che gli attori si amavano veramente, e che non imponeva alcuna posa, limitandosi a seguirli nella folla o in situazioni quotidiane. 

Ritratto di Robert Doisneau

«Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere», affermò in un’intervista. È interessante vedere come la foto divenne famosa solo all’inizio degli anni ’80, quando fu usata dal fotografo come apertura dell’album “Tre secondi di eternità” (pubblicato nel ’79), e non grazie alla sua prima pubblicazione sulla rivista Life nel ’50, dove apparse in un formato molto piccolo in una pagina dell’articolo “Speaking of pictures…” insieme ad altre 6 fotografie in bianco e nero, senza la specificazione del nome del fotografo.

Tre secondi di eternità – Robert Doisneau – pubblicazione originale del 1979
Pubblicazione originale dell’articolo “Speaking of pictures…” su Life del 1950


 Fatto sta che, abbandonando ogni pretesa documentaristica, quest’immagine è diventata un’icona intramontabile dell’amore, è il bacio per eccellenza, e vive delle verità che le abbiamo costruito attorno, per la storia stessa della fotografia.     

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