Helmut Newton: Eccole! (1981)

Carica erotica, voluttà, attenzione nella forma, materializzazione delle nostre più inconsce pulsioni, ricerca dell’identità femminile e gioco di ruoli. È la fotografia di Helmut Newton. È lo studio visivo che ha più influenzato l’immaginario globale dell’essenza femminile. E probabilmente l’icona di tale lavoro può essere rappresentata da questa dicotomia:
È l’estate del 1981. Newton si trova a Brescia per un servizio in una villa coloniale dall’architettura fascista. In quest’occasione decide di sperimentare un’idea molto intelligente: stessa situazione, stessa donna, nella prima fotografia vestita, poi nuda.
Unico problema dello shooting: il tempo trascorso aveva lasciato che la luce del sole si modificasse, rendendo le due fotografie differenti.
Quest’esperienza spinge Newton a ripetere il tentativo, ma questa volta all’interno di uno studio fotografico, dove le luci sarebbero state completamente sotto il suo dominio.
Così prende forma il suo dittico:
Il fotografo esalta con tutti i suoi mezzi la femminilità assoluta e dominante. Lo sguardo della prima donna a destra è fisso in camera, mentre le altre sembrano pensare ai fatti loro.
L’unico capo d’abbigliamento che le modelle tengono indosso anche nello scatto dei nudi sono le scarpe a tacco alto (anche se non mantengono lo stesso modello nelle due fotografie):
“Per prima cosa lo sguardo mi cade sulle scarpe… gli stiletti rendono sexy una donna e le danno un non so che di minaccioso”, commenterà il fotografo.
È proprio questa potenziale minaccia, suggerita dal modo di fare sicuro delle modelle e dalla loro impostazione statuaria (anche quando simulano il movimento di una camminata)a rafforzare la carica erotica già data dal nudo. La donna è vestita di tutto punto; gli abiti sono, come in tutti i suoi scatti, quelli della borghesia, della quale Newton può essere considerato iconografo.
L’emancipazione della donna, che ha avuto luogo negli anni precedenti questi scatti, è sottolineata in ogni aspetto delle fotografie di Newton: la donna sa quali sono le sue potenzialità, usa il suo erotismo per provocare, ed è pronta a conquistare quelli che sono i territori maschili, utilizzando i mezzi del sesso antagonista.
Newton, per tutta la durata della sua carriera, ha posto al centro della sua attenzione la donna e la sua nudità. Se durante gli anni ’70 i limiti tra il “possibile e accettabile” ed il “proibito” si sono spostati sempre più in là, è stato certamente anche grazie al contributo di Newton alla liberalizzazione dei costumi; basti pensare ai servizi con le modelle nude, coperte solo da pellicce, nella metropolitana di Parigi.
Lentamente questo fotografo ha educato la mentalità dell’osservatore, fino a potersi spingere al nudo integrale, quasi sfacciato, di questa fotografia.
Questo approccio è durato per tutto il suo lavoro, ed ha coinvolto soprattutto i servizi commissionati. D’altronde bisogna pensare che per ottenere immagini di tale classe si necessita di professionisti di ogni settore, dagli stilisti ai parrucchieri, dai truccatori alle modelle, e così via, perciò è ovvio che il lavoro su commissione sia il presupposto imprescindibile dei suoi risultati.
Anche il carattere del fotografo ha influito marcatamente, come si elude dalla pronunciata mascolinità di ogni dettaglio e la spiccata ricerca del lusso e della classe di ogni donna: dagli abiti di classe così sfaccettati nella forma alla postura che risalta l’anatomia-essenza della donna, secondo un nuovo punto di vista, quello Newton.
E questo punto di vista non è altro che l’emblema della condizione della donna moderna: scegliere tra il lottare per essere influenti nella società mantenendo il ruolo di donna tradizionale, oppure insinuarsi nell’universo maschile e cominciare a parlare attraverso i loro linguaggi, modificando la sua stessa essenza. Ecco il perché dell’inclinazione all’androgino, della ricercata imperfezione all’interno di uno scenario talmente studiato da risultare irreale. Ecco il perché del ritorno della “costrizione fisica” (gessi, manette, giochi di ruoli in cui la sottomissione ed il dominio si intercambiano), rappresentazione delle gabbie psicologiche e sociali da cui la donna riesce ad emergere solo snaturata, o meglio, solo nella sua nuova forma.
Il risultato sono sempre immagini forti, che oscillano tra l’accettabile e l’osceno, ma con una tale carica sensuale da diventare quasi invadenti, impossibili da non osservare con attenzione.
“Se mi fossi preoccupato dei gusti del pubblico, non avrei mai scattato neanche una fotografia … No, io faccio solo ciò che più mi piace”, commenterà Newton in merito al suo lavoro.
Infatti “Eccole!” appare per la prima volta in una pubblicazione in Vogue Francia del novembre dell’81, con otto pagine di servizio dedicato e con il titolo di “Beauté – Silouette 82”, poi modificato dal Helmut per in “Eccole!”.

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