Dorothea Lange: Migrant Mother, Nipomo, California, marzo 1936

Siamo nell’America del 1929. Il boom economico degli anni ’20, caratterizzato da un incremento imponente di produzione, produttività e profitti, ha lasciato i salari aumentare troppo lentamente rispetto la produzione, creando uno squilibrio che sfocia, inevitabilmente, in una delle più gravi crisi di sovrapproduzione della storia. Contemporaneamente il mercato azionario americano, finora caratterizzato da una vera e propria corsa all’acquisto, è precipitato, provocando la rovina milioni di cittadini.
Dorothea Lange

È la grande depressione.

Dal 1932 al 1936, come se non bastasse, la siccità ha devastato i raccolti portando intere famiglie di contadini a muoversi in cerca di lavoro, ovunque ci sia.
Nel 1935 il presidente Roosevelt(all’interno del suo programma New Deal) istituisce un’amministrazione specifica per affrontare i problemi dell’agricoltura: la FSA (Farm Security Administration); quest’ultima definisce un piano di documentazione fotografica della tragica situazione rurale, al fine di avere le basi per un’analisi dei metodi per il superamento della crisi.
Florence Thompsonha 32 anni, è sposata con sette figli, ed è una dei 2.500 braccianti che, migrati dagli Stati Uniti del sud in cerca di occupazione, hanno trovato alloggio momentaneo in un campo di piselli a Nipomo, California. È lì che nel marzo del ’35 incontra Dorothea Lange, una delle fotografe ingaggiate dal FSA, che è da più di un mese intenta a scattare fotografie agli accampamenti.
È da questo incontro che prenderà forma l’icona della crisi degli anni ’30: la Madre Migrante. La Lange affermerà in un’intervista di non ricordarsi come aveva spiegato alla donna la sua presenza, né di averle chiesto il suo nome. Aggiungerà di essersi avvicinata lentamente, scattando 5 volte. La donna si è lasciata fotografare convinta che quelle immagini avrebbero, in qualche modo, potuto aiutarla, raccontando di essere stata costretta a vendere le ruote della macchina per comprare da mangiare.
Negli anni ’70 però la protagonista di quegli scatti, Florence Thompson, sarà rintracciata in un campo di roulotte in California e dichiarerà di aver rimpianto di essersi prestata per quella fotografia: non ne guadagnò neanche un centesimo, le immagini furono pubblicate nonostante la fotografa le avesse promesso che non erano destinate alla vendita, e non ricevette mai neanche le copie promesse.

 

Guardando con attenzione la fotografia si nota un taglio abbastanza stretto da decontestualizzare la situazione, nonostante la Lange affermerà esplicitamente di prediligere inquadrature che suggeriscano un preciso momento spazio-temporale. Inoltre la fotografa si vanterà di non alterare mai la scena, mentre dal provino del rullino è concretamente evidente come le posizioni dei soggetti cambino in modo impostato.
Abbastanza impostato da raggiungere lo scatto perfetto.
Non a caso è paragonato alla raffigurazione della madonna con il bambino, tipica del Rinascimento. L’immagine è forte e coinvolgente: la condizione dei figli pesa sulla schiena di una madre stanca, con fa fronte grucciata. Lo sguardo è perso lontano, alla ricerca di una soluzione, di una svolta. Con la mano la donna si sfiora il viso sfranto, straziato, ma senza perdere quell’espressione viva di chi, con tanta forza e dignità, sostiene la miseria e va avanti. Dorothea Lange ha capito che il dolore umano può riuscire meglio nell’emozionare e nel creare partecipazione emotiva se condiviso con il grande pubblico nella forma più estetica possibile. Difatti non si è fatta remore nel ritoccare la fotografia, cancellando il pollice che teneva la tenda aperta (confermando nuovamente la teoria della messa in scena). E sarà tale cura dei dettagli a rendere quest’immagine il soggetto più noto della campagna organizzata dalla FSA: è il 6 marzo del ’36, quando la fotografia viene pubblicata sul San Francisco News ed il governo interviene inviando generi alimentari all’accampamento.
Tutt’oggi è impossibile restare indifferenti alla forza dello sguardo della “Madonna degli anni amari”. Quegli occhi hanno la stessa intensità dei nostri genitori che, ogni mattina, si rimboccano le maniche e non si arrendendo, nonostante la crisi. Quell’espressione è la stessa di tutti quelli che, seppur coscienti del difficile momento storico che stiamo vivendo, seppur stanchi e demoralizzati, cercano ancora un futuro migliore.
Dorothea Lange – A Life Beyond Limits, di Linda Gordon
Dorothea Lange – A visual life
 

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